venerdì 18 ottobre 2019

Quel biglietto del 23/09/13


Nessuna descrizione della foto disponibile.Credevo di averlo perso. Ogni anno me lo sono ritrovato saltuariamente tra le mani. Il 23 settembre 2013 fu pubblicata la graduatoria per l'accesso al corso di laurea in medicina e chirurgia. Secondo tentativo. Non entrai subito. Entrai quattro mesi dopo, solo grazie a provvedimenti che il governo mise in atto per far fronte all'incresciosa situazione che si venne a creare con il bonus maturitá (ormai é storia). La sera a letto, ricordo ancora, mi urlai su un foglietto parole che hanno riverberato per anni. Ricalco: "ce la posso fare! costanza, perseveranza, grinta, forza, fiducia, determinazione, coraggio". Scrissi varie cose qua e lá con le quali ho la fortuna di ritrovarmi d'accordo dopo sei anni. Dormii poco in quel periodo e sognavo di giorno, a occhi aperti. Che ricordi.

sabato 5 ottobre 2019

Connettoma umano

La citoarchitettura come criterio per la suddivisione del cervello in aree (di Brodmann) diventerà probabilmente un argomento che nei libri di anatomia farà da introduzione ad una organizzazione molto più complessa. La suddivisione in aree viene superata da una visione in Network cerebrali.
Il fatto di avere una conoscenza del cervello come struttura organizzata in compartimenti è dovuto non solo al lavoro di Brodman, ma anche al fatto che i primi studi sulle funzionalità cerebrali si fondavano sull'analisi della lesione in un paziente affetto dalla patologia x o traumatizzato. Sei avevi disturbi del comportamento e al tavolo autoptico veniva rilevata una evidente lesione al lobo frontale, questa area si ipotizzava - giustamente - essere coinvolta nel controllo del comportamento. È famoso il caso di Gage (descritto in "l'errore di cartesio" da Damasio) o gli studi di Broca che hanno definito il ruolo dell'area che porta il suo nome.

Questo tipo di approccio aveva ovviamente alcuni limiti:
- a sintomi simili potevano corrispondere aree del tutto distinte in pazienti diversi;
- a sintomi diversi potevano corrispondere aree quasi sovrapponibili tra loro;
- al tavolo autoptico non si può avere conoscenza del rapporto temporale tra una lesione ed un sintomo (magari il sintomo ce lo manifestava già prima, chissà).
- ci sono sintomi molto complessi che non presentano delle lesioni evidenti.

venerdì 4 ottobre 2019

Un magnifico passaggio

Chi l'avrebbe detto. Non lo direi nemmeno ora se il ricordo della mia seduta di laurea non mi suscitasse emozioni di un uomo coinvolto in prima persona. Chi l'avrebbe detto non tanto che mi sarei laureato (sarebbe stata comunque questione di tempo ormai), quanto il fatto che la laurea sia arrivata così rapidamente. Ho raggiunto il traguardo del 36esimo esame a fine giugno, ma la tesi richiedeva troppo lavoro per fissare una laurea a fine luglio. Slittando a settembre i tempi si sono dilazionati. Non ci fu scelta migliore di questa. Affiancato da una grande specializzanda mi sono dedicato con calma alla stesura della tesi. Ad agosto mi sono concesso un nuovo cammino, di cui ho scritto sul cartaceo e che vorrei condividere sul digitale. Con un amico abbiamo camminato lungo la Magna via Francigena (da Palermo ad Agrigento). 

Dal 20 agosto è stata una full immersion nel rapporto tra epigenetica e tumori, tra le mura dell'aula specializzandi del dipartimento di anatomia patologica. Lo stress per la laurea ha cominciato a farsi sentire quando c'era da dedicare attenzione a tutto ciò che fa da cornice al grande evento. Una settimana prima della seduta, ho avuto occasione di parlare in aula magna al rettorato. E' stato organizzato in quei giorni il Festival della comunicazione sportiva e, a nome di amici che non hanno potuto esserci, ho raccontato dell'esperienza della Chilometro-D, una corsa che ci siamo impegnati ad organizzare per cinque anni consecutivi. Questa occasione mi è servita per sciogliere un po' il ghiaccio e prepararmi a psicologicamente a tenere il discorso della mia tesi. 
La sera prima abbiamo fatto una cena con nonna e tutti i parenti che sono venuti a Roma per esultare insieme alla linea d'arrivo di questo lungo percorso. Mia zia si chiedeva come facessi ad avere la pazienza di averli tutti a casa la sera prima della laurea. Una questione che mi ero posto, ma che avevo risolto esprimendo il desiderio di salutarci non dopo le 22. Ho sistemato le mie cose e mi sono sdraiato a letto assaporando le emozioni una ad una. 

sabato 22 settembre 2018

Un cervello tra le mani - II

Quando ho scritto il post precedente era molto tardi. Il momento in cui entravamo nella sala settoria si prestava bene a troncare il discorso.. anche per creare un po' di suspance.

Entriamo nella stanza in cui è esposta la salma. L'odore che si sentiva era quello che ricordavo. Quello della formalina è un odore acuto, tagliente, freddo, liscio. Il corpo era posizionato in modo tale che la testa fosse rivolta verso gli studenti che assistevano da dietro al vetro. Nella loro piccola stanza stava il modellino anatomico di un cranio e di un cervello, traduzioni didattiche di ciò che si stava per studiare dal vero (non mi è mai piaciuto dire "dal vivo", in questi casi - sottigliezze).

La salma che avevamo davanti non era in realtà quella che fu aperta durante la dissezione plenaria, in quanto quando la aprirono si resero conto che la procedura di fissazione non era stata efficiente. Noi via video non vedevamo nitidamente il materiale, ma la prof ci ha riferito che il cervello era abbastanza gelatinoso nel manipolarlo, non s'era imbibito bene col fissativo. Cosicchè fu difficile mostrare in modo chiaro alcuni dettagli (l'uncus dell'ippocampo, per esempio). Avevamo davanti quindi un'altra salma che è stata sottoposta tempo fa alla stessa procedura alla quale abbiamo assistito per via telematica. Quando vengono conservate, tra un esposizione e l'altra, tutti gli organi vengono rimessi al loro posto, nel giusto ordine. Come se fossero costruzioni si rimettono insieme i pezzi a formare le sembianze della vita.

Ogni dissezione comincia con un riconoscimento alla salma da parte della professoressa, ne spiega la procedura di preparazione e prega di non tirare fuori cellulari col tentativo di fare foto (desiderio di molti). Oltre all'odore che avrei sentito - e che non mi sorprese rispetto all'ultima volta - fino a poco prima di entrare pensavo a come sarebbe stato ribaltare il cuoio capelluto affinchè si esponesse il cranio. Non ho fatto in tempo nè a ripensarci nè a provare emozioni. Come se fosse parte di quel tessuto verde che copriva il volto, abbiamo ribaltato lo scalpo rasato.